Incontrare dio in via Dante a Milano

È più probabile che dio sia vestito come te
Che come il cardinale di Milano
Piedi scalzi sul tavolino, cicco e birra in mano
A chiedermi patatine e quanti figli ho
A rispondermi io ne ho mille tra i Balcani e il Montenegro
E le donne avute, quante! e chi sono io? dio!
e il pianeta è tutto mio!

Se pure io fossi un tuo figlio
Ti direi ti voglio bene, e poi
dio: ce l’hai tu un figlio, uno solo,
Che ti ama per quel che sei?
Con un bacio sporco sulla fronte
Ti saluterei, ma mi rimane nella mente,
Vedere le tue lacrime singhiozzare
E non capire perché, ma oggi ringraziare.

Sento la crosta crescere come la quercia

Sento la crosta crescere come la quercia

Sono avvolti i dolci rami dalla corteccia

Non è intrappolata, anzi! è più verde

La mia essenza, distillata si disperde

Forse non gradevole come gelsomino

Come rosa nardo osmanto pino:

muschio, terra bagnata e aglio orsino

Oh… selvatico. Oh! vivo.

Non sei una città morta

Non sei una città morta
non sei regole vuote
sei l’uomo nell’esistenza
l’esistenza nell’uomo

sei avanti e in divenire
prima di tutto prima del niente
fino alla fine dopo la fine
per poter redimere

sarai tu a concludere
la vita la storia l’esistenza tutta
e tu che mi precedi e mi superi
aspettami e salvami:

respirerò il tuo respiro
raggiungerò la tua vetta
sarò da solo ad osservare
i tuoi segni i tuoi disegni
le tue tracce nella vita