Ho pensato un tempo di donar quel vento

“Ho pensato un tempo
di donar quel vento
che ondeggia tra valli
saltella sul mare
raccoglie profumi
da conservare”.

Quel vento
mi spinge il freddo
fin di dentro
già dal mattino, in strada e
l’ho poi rincorso in collina.
Ha sciolto le nubi
asciugate le piogge
liberato le vette
per potermi vedere
le ha donate allo sguardo
dei cercatori.
Ha accarezzato la neve sul Bianco,
là in fondo,
mi porta della spuma d’Atlantico
si prende la bruma sulla foglia
di croatina.
Incolla mondi distanti
ritaglia storie
che conserva e racconta,
con saggezza
suscita il viaggio.

“Vedi la striscia Azzurro chiaro là ad ovest?
Ci parla di speranza, anche giù in pianura
dietro al cimitero, anche a quell’uomo
In bicicletta che torna da lavoro”
.

Non ho sentito Gennaio entrare

Non ho sentito Gennaio entrare
tagliarmi le narici
deridere il sudore
mi ascoltava promettere cose nuove cose buone
è lì fuori
blu di quiete
ronzante di giornata che ha inizio
odoroso di robinia in fumo.

Non ho visto Gennaio
prendere il sole e stenderlo sui campi
stirati di brina calda e fumante
far diventare alberi secchi poesia
berrei tutto il cielo che vedo.

D’altronde volare,
chi lo ha mai voluto?
si sta bene qui nel nido
mi nutro quando voglio
del desiderio di scoprire
cosa si vede dopo la collina

Non ho sentito Gennaio entrare
e non mi sono perso.

Diverso

Vuoi starmi a fianco?
Sei solo un altro che ci prova, come già hanno fatto tanti?
Non accetto tutti.

Non accetto soprattutto chi crede di dovermi salvare, domare,
ammaestrare, riformare.
Ma tu ti siedi, in silenzio, e mi sento accettato.

Ora scrivo sottosopra
perché a testa in giù puoi vedere che sorrido
e mi diverte farti fare tutte quelle mosse.

Scrivo parole strane e confuse
perché voglio quanto ci tieni a capire ciò che sono
ciò che voglio dire.

Sto in silenzio e non rispondo. Poi urlo!
Violento. E ti scanso. perché è quello che tu fai a me,
ogni volta che provi a tenermi e tirarmi altrove.

Io sono libero. Libero!
E libero voglio rimanere, per poter: essere.
Sono unico, mi piace esserlo,

ma solo no, da solo no…

Resta con me, fino in fondo.
È una promessa quella?
Non abbandonarmi, anche se è difficile.

Perché sempre sempre io sono Io, sincero, puoi fidarti di me.
Se mi conosci davvero, non tornerai a casa senza sapere di essere un uomo diverso.
Non puoi incontrarmi e fare finta che nulla sia successo.

Alla fine, alla fine ci diremo: ti voglio bene
e un allagarsi di cuore nelle vene,
e niente sarà come prima, sarà fino alla fine,
sarà senza fine.

Te lo prometto.

Don Chisciotte

Viene con la pioggia
Nella quieta penombra della notte
In un tip tap di gocce
E luce percepita
Che scivola da nord
scivola nel vento
Si attacca ai rami e li fa gridare
Luce sottovoce nella camera da letto
Si incastra negli occhi insonni e preganti
Lo spirito e un dono
Mi piaceva l’idea di non sbiadire,
Di rimanere, non arretrare
Come Don Chisciotte

Pangea

Sono tutto una Pangea.
Confini stravolti
si mischiano si sfiorano si assomigliano
si sfregano si accendono
si accavallano si inabissano
scompaiono.
Poi diventano vette altissime
dissolte nelle nuvole.
Le profondità ribollono
incandescenti
si alimenta la tensione
esplode travolgendo.


Tutto così veloce
come un’ora di creazione.

Un tempo e una parola

Un tempo.

Un pezzo intero, dall’inizio alla fine.

Non un ritaglio, un angolino, una pausa:

desidero un tempo.

Con un inizio e una fine.

E sarà un tempo mio, ma anche un po’ tuo.

Una parola.

Solo una, da scrivere, da ripetere,

da meditare, da ricalcare

ripassare ritagliare colorare incollare:

Una parola da imparare

Ed infine custodire.

Cara Santa Lucia,

quest’anno sono arrivato tardi,

ma almeno mi sono preso il tempo

per scriverti un desiderio,

anzi due.

Mi pacifica, mi basta. La pioggia che ritorna.

Mi pacifica,
mi basta.
La pioggia che ritorna.

Finalmente,
gentilmente.

Mi pacifica,
mi basta.
l’odore di camicia sudata d’estate,
di cotone, a quadretti e maniche corte.

No.
non mi basta.
Mi calma, mi pacifica,
non mi basta.

Attendere la pioggia la sera e il fresco buio.
Aspetto una voce che non sarà più la stessa
attendo il momento per capire il silenzio.

Dentro di me penso che tornerai…
in qualche modo tornerai.
Limpido come un segno divino
sorridente come attorno ad un tavolo conviviale
a ricordarmi che Dio va cercato e non assunto
che si può scoprire il nuovo
che nella vita vale impegnarsi a fondo.

Fare le cose fatte bene, faticare.
mi hai detto di non sparire.

Hai più forza ora?
Non so. Di certo il tuo pensiero era luce,
ed ora non è più alla portata come prima.
La consolazione è più da ricercare, mi metterò in ascolto.
Ma l’abbraccio me lo devi indicare.

E comunque,
mi aspetto di rivederti.
Ora, ascolto la pioggia,
Per ora, mi basta
Mi consola.